Sanremo 2018, il consuntivo finale

Il sipario sull’Ariston è calato, si raccolgono valigie e idee sparse e si prova a fare un consuntivo di quanto vissuto nella città dei fiori in questa settimana. Quando i rumori, le voci, le polemiche e i trionfi diventano ricordi, restano le canzoni, ed è di quelle che vi parleremo brevemente in questo spazio.
Sanremo 2018 si è chiuso con un podio in parte previsto e con il trionfo di una conduzione che è andata ben oltre le più rosee aspettative. Se in tanti, poco prima dell’inizio del Festival, s’erano detti scettici nei confronti di un Claudio Baglioni inedito direttore artistico e probabile presentatore, sera dopo sera si sono dovuti ricredere.
La sacra promessa di portare la musica al centro della scena e di considerarla davvero il cuore pulsante di tutta la kermesse, è stata mantenuta. Claudio s’è dimostrato uno showman dalle qualità sorprendenti, nonostante la sua proverbiale timidezza, accompagnato sul palco da due ‘spalle’ decisamente ben preparate e da un infinito repertorio di successi del passato, rivisitati e reinterpretati da Baglioni insieme ai suoi ospiti di sera in sera. E poi la gara, senza eliminazioni ma con una classifica che ha ricalcato quella di un campionato di calcio, sera dopo sera.
Non è poi tanto difficile immaginare quale di queste venti canzoni proposte durante la kermesse resterà più impressa, le classifiche di vendita lo dimostrano già, premiando ancora una volta la vincitrice Non mi avete fatto niente del duo Ermal Meta-Fabrizio Moro. Nonostante il brivido di una probabile eliminazione – il brano di Meta era già esistente ma rimaneggiato per l’occasione nel testo e in parte nella melodia -, con sospensione del giudizio e poi riammessa, la canzone ha sbancato l’Ariston, superando di poco Una vita in vacanza di quei mattacchioni de Lo Stato Sociale, ballerina ultra ottantenne compresa.
Guardando la classifica finale però, come nelle migliori tradizioni, fuori dal podio sono rimaste canzoni che avrebbero meritato indubbiamente un destino migliore. Altre invece non passeranno certo alla storia.
Chi vi scrive non si capacita, anche adesso, di come Almeno pensami, brano scritto da Lucio Dalla e interpretato da Ron, sia rimasta indietro, rispetto al terzetto di testa.
In tanti avevano previsto una vittoria del cantautore e grande amico del compianto Lucio, ma l’errore è stato forse creare l’aspettativa di un capolavoro postumo, di un clamoroso exploit. Almeno pensami s’è trovata in un guazzabuglio di canzoni (alcune, bisogna ammetterlo, mediocri) ed è stata data in pasto a milioni di persone non tutte all’altezza di coglierne la delicatezza, la profondità e la leggerezza. Chi ha amato Lucio Dalla lo ha sentito tutto in quel testo e in parte di quella melodia. Chi ama e conosce Ron, le sente tutte le sue carezze. Una canzone semplice, ben fatta, senza fronzoli, piena di calore e infinitamente intima. In un periodo in cui ci si ammazza per un niente, ci si spara a vista, ci si sgozza, ci si fa a pezzi, di questo c’era bisogno.
A Ron sento di dire grazie, nonostante un quarto posto che non gli rende giustizia, per quei momenti autenticamente sereni e per aver riportato Lucio Dalla sul palco per 4 minuti tutte le sere.
All’anno prossimo, dunque, aspettando una conferma da Claudio Baglioni, il vero uomo dei record di questo Festival di Sanremo. Un sì che assicurerebbe alla musica un posto speciale e privilegiato in una manifestazione che per troppo tempo è stata solo un enorme spettacolo televisivo. Claudio, il Festival ha bisogno ancora di te!

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