Al via il Festival dei Due Mondi a Spoleto nel miracolo di Proserpine

Lo scorso 28 Giugno si è aperta la 62° edizione del Festival dei Due Mondi a Spoleto, in programma fino al 14 luglio, con l’esecuzione al Teatro Nuovo “Giancarlo Menotti” dell’opera lirica di Silvia Colasanti “Proserpine” tratta dall’omonimo dramma della poetessa inglese Mary Shelley per la regia di Giorgio Ferrara che, come è noto, è anche il Direttore artistico del Festival stesso. Una piccola delegazione della nostra redazione ha avuto il privilegio di assistere all’inaugurazione della kermesse spoletina e di conoscere dal vivo i principali protagonisti di questo Festival che ogni anno si tiene nella bellissima Spoleto.

 

Il miracolo di Proserpine, potremmo definirlo, quello che ha così riempito il Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti di reali appassionati di opera lirica, e nel caso specifico, di affezionati cultori della composizione contemporanea. L’opera lirica in due atti racconta la storia del rapimento di Proserpina da parte di Plutone, re degli Inferi, e dell’intervento miracoloso di Giove, padre di Proserpina, che impone a Plutone di lasciarla tornare sulla terra dalla madre Cerere in primavera ed in estate con il dono, appunto,  di far mutare le stagioni
Ma, al di la del mito, ciò che domina tutta l’opera è il rapporto psicologico madre-figlia che già si trovava nel dramma della Shelley e che la Colasanti, ormai al suo terzo anno consecutivo a Spoleto, ha interpretato con slanci musicali di grande intensità, lirismi improvvisi e descrittività testuale quasi di natura fotografica e con una partitura in cui tale rapporto risalta in ogni momento.
Particolarmente indicativo è anche il fatto che l’opera presenta una partitura tutta al femminile: dei sette personaggi, sei sono donne e l’unico uomo è Ascalaphus, un demone a cui la partitura riserva solo poche ma incisive battute.
Estremamente toccante è, nel secondo atto, il lungo dialogo tra madre e figlia (Cerere, interpretata dalla soprano Sharon Carty, e Proserpina , Disella Larusdòttir) che la stessa Colasanti, nel libretto di sala, definisce il “suono dell’addio”, in cui la protagonista con consapevole maturità la decisione di Giove di trattenerla sei mesi sulla terra con la madre e sei mesi sposa di Plutone e sovrana degli Inferi a simboleggiare il continuo alternarsi della vita e della morte.
Da non dimenticare, infine, il grande contributo al successo dato dalla Orchestra Giovanile Italiana che rende giustizia al miracolo di Proserpina, e sotto la direzione del maestro Pierre Andrè Valade, ha trovato l’ispirazione necessaria per eseguire con estrema baldanza la difficile partitura. Merito anche della bravura del Direttore d’Orchestra, Pierre Andre Valade, un vero interprete del repertorio musicale del XX e XXI secolo, cresciuto sotto l’ala del grande Luciano Berio. Una prova d’insieme che ha convinto il pubblico spoletino che ha tributato alla fine un lungo applauso a tutti gli interpreti
Tra i presenti alla prima l’attrice Marisa Berenson e la coreografa Lucinda Child, arrivata insieme ad Adriana Asti. Immancabile il giornalista Giuliano Ferrara, fratello del direttore artistico del Festival di Spoleto. Al Teatro Nuovo “Gian Carlo Menotti” c’era anche l’attrice e cantante napoletana, ma spoletina d’adozione, Serena Autieri. C’erano poi Anna Fendi e la presidente della Fondazione Fendi, Maria Teresa Venturini.

 

 

 

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